Il codice CIP identifica ogni presentazione di farmaco commercializzata in Francia. Attribuito dall’ANSM, interviene in ogni fase della catena farmaceutica, dall’ordine presso il grossista-distributore fino al rimborso da parte dell’Assicurazione Malattia. Comprendere la sua struttura e le sue implicazioni operative evita errori di dispensazione, fatturazione e tracciabilità quotidiana.
Struttura del codice CIP 13 e logica di attribuzione da parte dell’ANSM
Il codice CIP a 13 cifre ha sostituito il precedente formato a 7 cifre a partire dal 1° gennaio 2009. Questa migrazione rispondeva a due vincoli: la saturazione prevedibile della nomenclatura a 7 posizioni e l’obbligo normativo di integrare la tracciabilità al numero di lotto.
I primi cinque cifre (34009) costituiscono un prefisso fisso per i farmaci dispensati in farmacia di città. Questo prefisso segnala immediatamente il circuito di distribuzione interessato. Le sette cifre successive identificano la presentazione stessa (molecola, dosaggio, forma galenica, dimensione del confezionamento). La tredicesima cifra è una chiave di controllo calcolata secondo l’algoritmo di Luhn, identica a quella utilizzata per i codici a barre EAN-13.
L’ANSM attribuisce il codice CIP al momento della decisione di autorizzazione all’immissione in commercio. Esso figura nella decisione di AMM e nelle sue appendici. Ogni modifica del confezionamento (passaggio da una scatola da 20 a una scatola da 30, ad esempio) genera un nuovo codice CIP, anche se la specialità farmaceutica rimane identica.
Osserviamo regolarmente in farmacia la coesistenza di più codici CIP per una stessa denominazione comune internazionale. È il caso di specialità comuni come l’amoxicillina o alcune associazioni di paracetamolo, dove più presentazioni rimangono attive simultaneamente nella Base di Dati Pubblica dei Farmaci. Saper distinguere il codice CIP in farmacia da una presentazione ospedaliera o ritirata dal mercato rimane una competenza di base per ogni farmacista titolare o collaboratore.

Dove localizzare il codice CIP sul confezionamento e nelle banche dati
Dal 16 marzo 2007, ogni presentazione di farmaco deve riportare sul suo confezionamento un Data Matrix che integra il codice CIP 13. Questo marchio bidimensionale codifica anche il numero di lotto e la data di scadenza, il che lo distingue dal semplice codice a barre lineare.
Sulla scatola, il codice CIP 13 appare chiaramente sotto o accanto al Data Matrix. Il precedente CIP 7 rimane talvolta stampato tra parentesi da alcuni laboratori, ma solo il CIP 13 è valido nei sistemi informatici.
Banche dati di riferimento
Tre fonti consentono di verificare o ritrovare un codice CIP:
- La BDPM (Base di Dati Pubblica dei Farmaci, base-donnees-publique.medicaments.gouv.fr): ogni scheda di specialità elenca le presentazioni attive con il loro codice CIP 13, il loro stato di commercializzazione e la loro data di dichiarazione.
- La banca dati dell’ANSM, che pubblica le decisioni di AMM e le tabelle di corrispondenza tra i vecchi CIP 7 e i nuovi CIP 13.
- I software di gestione di farmacia (LGPI), che integrano quotidianamente gli aggiornamenti delle banche dati prodotti trasmessi dai grossisti-distributori e dagli editori di banche dati farmaceutiche.
Quando un codice CIP non restituisce alcun risultato nella BDPM, ciò significa generalmente che la presentazione è stata ritirata dal mercato o che il codice è stato disattivato a seguito di un cambiamento di confezionamento.
Ruolo del codice CIP nella catena di tracciabilità e di rimborso
Il codice CIP svolge tre funzioni distinte che raccomandiamo di non confondere, poiché ciascuna implica attori e sistemi diversi.
Identificazione regolamentare: il codice CIP funge da numero di AMM. Le autorità sanitarie lo utilizzano per seguire le segnalazioni di farmacovigilanza, i richiami di lotti e le restrizioni di prescrizione.
Tracciabilità logistica: dal laboratorio produttore al grossista-distributore, poi dal grossista alla farmacia, il codice CIP associato al numero di lotto consente di ricostruire il percorso di una scatola. Questa tracciabilità si è rafforzata con la serializzazione europea, che aggiunge un identificativo unico per scatola sopra il codice CIP.
Rimborso e codificazione economica: l’Assicurazione Malattia utilizza il codice CIP per identificare le presentazioni rimborsabili nei suoi sistemi informatici. Durante la teletrasmissione, è il CIP 13 scansionato in farmacia a innescare il processo di presa in carico. Un errore di codice (vecchio CIP 7 non convertito, presentazione non referenziata) provoca un rifiuto della fatturazione.

Codice CIP e codice UCD: non confondere i perimetri
Il codice UCD (Unità Comune di Dispensa) identifica la più piccola unità di dispensa di un farmaco, tipicamente la compressa, l’ampolla o il flacone unitario. Risponde alle esigenze specifiche degli stabilimenti sanitari, dove la dispensa avviene all’unità e non alla scatola.
Il codice CIP identifica la presentazione commerciale completa (la scatola così come viene venduta). Un stesso farmaco possiede quindi un codice UCD per la sua unità di dispensa e uno o più codici CIP a seconda dei suoi confezionamenti disponibili.
In pratica in farmacia, il codice UCD non interviene praticamente mai. Riguarda le farmacie a uso interno (PUI) degli ospedali e le gare d’appalto degli stabilimenti di cura. Confondere i due codici in un software di gestione genera incoerenze di magazzino ed errori di fatturazione.
Aggiornamenti dei codici CIP: impatto sulla gestione di farmacia
Un codice CIP non è fisso nel tempo. Quando un laboratorio modifica la dimensione del confezionamento, cambia operatore o riformula una presentazione, l’ANSM attribuisce un nuovo CIP 13. Il vecchio codice può rimanere attivo per un periodo di transizione o essere immediatamente disattivato.
Questi cambiamenti si sono moltiplicati negli ultimi anni, in particolare in relazione alle evoluzioni del confezionamento e ai nuovi obblighi di sicurezza. Per il team di farmacia, ciò implica di verificare regolarmente gli aggiornamenti nel LGPI e di non immagazzinare manualmente codici CIP senza confrontarli con la BDPM.
Un riflesso utile: quando un prodotto ordinato presso il grossista-distributore arriva con un confezionamento visibilmente diverso, scansionare sistematicamente il Data Matrix per verificare che il nuovo CIP 13 sia correttamente referenziato nel software. Questa verifica richiede pochi secondi e evita un rifiuto della teletrasmissione alla fine della giornata.



